Data: 18/09/25

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Paesi sicuri, perché l’Ue da ragione al Governo italiano sull’Albania

Le politiche sull’immigrazione promosse dai gruppi di Fratelli d’Italia hanno portato alla diminuzione degli sbarchi di migranti irregolari (vedi il nostro articolo con tutti i dati sugli sbarchi). L’accordo Italia-Albania si inquadra nel contesto della strategia promossa da Fratelli d’Italia, con i suoi gruppi parlamentari, per contrastare l’immigrazione illegale e promuovere una gestione ordinata delle politiche migratorie.

Le politiche sull’immigrazione promosse dai gruppi di Fratelli d’Italia hanno portato alla diminuzione degli sbarchi di migranti irregolari (vedi il nostro articolo con tutti i dati sugli sbarchi). L’accordo Italia-Albania si inquadra nel contesto della strategia promossa da Fratelli d’Italia, con i suoi gruppi parlamentari, per contrastare l’immigrazione illegale e promuovere una gestione ordinata delle politiche migratorie.

L’accordo Italia-Albania

L’accordo rappresenta un successo diplomatico del presidente Giorgia Meloni. Sin dal suo annuncio, l’intesa è stata vista con interesse dagli altri Stati membri dell’UE. Esaminare le richieste d’asilo dei migranti all’esterno dei confini europei ed efficientare le procedure ed evitare i movimenti secondari, ha un effetto deterrente sulle partenze illegali. Dopo l’accordo Italia-Albania anche l’Ue ha iniziato a discutere di “centri di rimpatrio in Paesi terzi”, includendo il concetto nel nuovo regolamento per i rimpatri.

In base all’intesa, sono state realizzate in territorio albanese due strutture a giurisdizione italiana dove gestire la prima accoglienza dei migranti, l’esame delle domande di asilo e i rimpatri. Le due strutture, situate a Shengjin e Gjader, possono ospitare fino a 36mila migranti l’anno.

Cosa è successo ai centri in Albania?

L’operatività dell’accordo è stata rallentata dalle sentenze di alcuni tribunali italiani. Questi, contestando la designazione dei Paesi sicuri per i rimpatri fatta dal Governo in conformità con la normativa europea, non hanno convalidato i trattenimenti dei migranti in Albania.

La lista Ue dei Paesi di origine sicuri dà ragione all’Italia

La lista europea di Paesi di origine sicuri recentemente presentata dalla Commissione Ue, però, è esattamente in linea con quella stilata a livello nazionale. Essa include infatti la maggior parte dei Paesi sicuri per i rimpatri individuati dall’Italia. Questo ha dimostrato ulteriormente la correttezza dell’operato del Governo italiano. Tra i Paesi di origine sicuri per l’Ue, infatti, ci sono anche Egitto, Bangladesh e Tunisia. Tutti Paesi di provenienza dei migranti per i quali i tribunali non hanno convalidato il trattenimento.

Cosa cambierà con l’entrata in vigore del nuovo Patto per la migrazione e l’asilo

La prossima entrata in vigore del Patto Migrazione e Asilo, che contempla la possibilità di designare i Paesi sicuri con eccezioni territoriali e per categorie di persone e di applicare il criterio del 20% di accettazione delle domande per le procedure accelerate di frontiera, garantirà il pieno funzionamento del Protocollo Italia-Albania. Nel frattempo, al fine di sfruttare pienamente le potenzialità delle strutture, il centro per i rimpatri di Gjader è stato aperto anche ai migranti destinatari di provvedimenti di espulsione già presenti sul territorio nazionale. Si tratta di soggetti pericolosi condannati per reati molto gravi.

Ad oggi, i dati ci dicono che nel 2025 gli sbarchi sono in linea con quelli del 2024, quindi ancora in calo rispetto al 2023. In quest’ultimo anno, appunto, sono entrati in vigore i principali provvedimenti per il contrasto all’immigrazione irregolare sostenuti dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia. La strategia del Governo Meloni, portata avanti dai gruppi di Fratelli d’Italia alla Camera e al Senato continua a dare risultati.

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Come sottolineato più volte dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il modello italiano è ormai diventato il modello europeo, a dimostrazione che il nostro Paese non subisce più le politiche europee, ma le guida. Difendere i confini, ridurre drasticamente gli sbarchi, combattere i trafficanti di esseri umani e rimpatriare subito chi non ha titolo a stare sul territorio dell’Ue. La lotta all’immigrazione clandestina, adesso, ha un protocollo europeo.

Controllare i confini è possibile. Basta volerlo. Si chiude la stagione dei porti aperti e delle politiche che hanno favorito il caos. L’Europa cambia rotta e segue il modello Meloni: gli sbarchi diminuiscono e i rimpatri crescono.

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