Data: 06/10/26

Tempo di lettura: 8 minuti

Alunni stranieri a scuola, perché è importante il tetto del 30%

È arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome. E di accomodare certi appellativi al posto giusto. Quella voluta dai politici di sinistra è un’accoglienza indiscriminata senza integrazione. In poche parole, trasformano gli immigrati in cittadini di serie B. Il risultato finale? Lo diventano anche i cittadini italiani.

Alunni stranieri a scuola, massimo il 30% per classe. È arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome. E di accomodare certi appellativi al posto giusto. Quella voluta dai politici di sinistra è un’accoglienza indiscriminata senza integrazione. In poche parole, trasformano gli immigrati in cittadini di serie B. Il risultato finale? Lo diventano anche i cittadini italiani.

Il vero razzismo è proprio questo: rendere l’Italia una Nazione dove tutti, nessuno escluso, si ritrovano ghettizzati fin dalle scuole dell’obbligo. Di fatto, una classe a prevalenza di studenti stranieri non permette una corretta integrazione di questi ultimi e mina allo stesso tempo il naturale progresso scolastico degli alunni italiani.
Il Governo Meloni non ci sta e, con il pieno sostegno dei parlamentari di Fratelli d’Italia, interviene con un decreto legge: tetto agli alunni stranieri e stop al velo integrale.

Un nuovo tetto per gli alunni stranieri nelle scuole italiane

In Italia il limite del 30% di alunni stranieri per classe esiste dal 2010. Lo introdusse con una circolare l’allora ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, durante il Governo Berlusconi IV.
All’epoca, però, il limite era solo una raccomandazione burocratica. Le scuole potevano chiedere deroghe e spesso le hanno ottenute. In alcune città si sono, in questo modo, create classi composte quasi interamente da alunni di origine straniera a causa della forte densità migratoria.

 

Alunni stranieri, tetto del 30% per classe: cosa cambia

Il Governo Meloni interviene ora con un decreto legge che introduce requisiti oggettivi a tutela della continuità didattica, confermando in forza di legge un limite del 30% per alcune categorie di alunni stranieri nelle classi prime di ogni ciclo scolastico.
Si prevede anche il divieto di indossare il velo integrale a scuola e nuove misure per potenziare la diffusione della conoscenza della lingua italiana. Si tratta di misure fortemente volute dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia.

Come funziona il limite del 30% degli alunni stranieri

La nuova regola partirà dall’anno scolastico 2027/2028.

Scuola primaria

Nella scuola primaria, gli alunni privi di cittadinanza italiana non potranno superare il 30% della classe prima se non sono nati in Italia e non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia.

Scuola secondaria di primo e secondo grado

Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, il tetto scatterà soltanto per gli studenti stranieri che non hanno ancora completato con successo almeno tre anni di scuola in Italia.

Cosa succede se viene superato il tetto del 30%

Se le domande di iscrizione non consentono di rispettare il tetto, gli uffici scolastici territoriali dovranno assegnare equamente gli alunni alle scuole vicine, continuando in questo modo a garantire la vicinanza territoriale al nucleo familiare.

Il decreto prevede anche risorse per attività extrascolastiche dedicate al rafforzamento delle competenze di base nella lingua italiana.

Integrazione scolastica: più coinvolte anche le famiglie

L’integrazione scolastica dei ragazzi non può prescindere dal coinvolgimento attivo dei genitori.
Per questo, quando le gravi difficoltà linguistiche dei familiari impediscono un dialogo costruttivo con i docenti, gli istituti attivano un percorso di raccordo con i servizi sociali.
Questi ultimi potranno indirizzare i genitori verso i corsi gratuiti di italiano organizzati nei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA).
L’obiettivo è permettere di raggiungere il livello base A2 di conoscenza della lingua italiana.
Per garantire la serietà di questo percorso, se un genitore non partecipa al corso, dopo una formale diffida e salvo i dovuti casi di esenzione, potrà ricevere una sanzione amministrativa.

Stop al velo integrale a scuola: uguaglianza e dignità

Il decreto ribadisce un principio di assoluto buonsenso: non si potrà partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto.
La regola riguarda il velo integrale, come burqa e niqab, e in generale ogni modalità che impedisca l’immediata identificazione della persona.
Si tratta di una misura fondamentale a tutela della sicurezza, ma soprattutto della dignità delle giovani studentesse, che la nostra società ha il dovere di proteggere da ogni forma di sottomissione culturale o familiare.
Sono ovviamente previste eccezioni per specifiche ragioni sanitarie certificate oppure per esigenze legate alle attività didattiche e formative.

Quanti sono gli alunni stranieri nelle scuole italiane

I numeri ufficiali elaborati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito fotografano una realtà che non può più essere ignorata.
Nell’anno scolastico 2022/2023 gli alunni di origine straniera erano circa 900mila, pari all’11,2% dell’intera popolazione studentesca.
Nello stesso anno, 4.223 istituti scolastici superavano la soglia del 30% di presenze straniere, ossia il 7,9% del totale delle scuole italiane.

La presenza degli alunni stranieri per ordine di scuola

Se analizziamo la presenza media per ordine di scuola, osserviamo che la presenza di alunni stranieri nelle scuole dell’infanzia arrivava al 9,5%; alle primarie era dell’8,9%; alle medie scendeva al 5,4%; e alle superiori era del 2,8%.
Guardando invece alle singole classi nel 2023, il 7,6% superava il tetto limite, con un picco preoccupante del 12,4% nella scuola primaria.

I casi di Mestre, Brescia, Piacenza e Milano

Vale la pena citare alcuni casi considerati estremi.
Partiamo da Mestre, dove presso l’istituto Giulio Cesare ben oltre il 90% dei bambini iscritti alla prima elementare era di origine straniera. I docenti descrivevano la situazione come un contesto “monoetnico a prevalenza linguistica bengalese”.
Alla primaria di Fiumicello, in provincia di Brescia, gli alunni stranieri rappresentavano il 75%. In alcuni plessi di Piacenza si arrivava vicino al 60%.
Chiudiamo con un caso paradossale della scuola Radice, nel quartiere San Siro, dove un bambino ucraino di 8 anni, che parlava italiano, si è trovato in una classe con 13 compagni esclusivamente arabofoni. Emblematico il fatto che anche le chat dei genitori e i fogli esposti nella bacheca della scuola erano scritti in lingua araba.

Le accuse dei politici di sinistra contro il decreto

Come ampiamente prevedibile, Pd e Movimento 5 Stelle hanno immediatamente innalzato barriere ideologiche contro il provvedimento.
Elly Schlein ha accusato il Governo di voler cacciare dalle classi i bambini stranieri. Pierfrancesco Majorino ha parlato di “bullismo di governo”. Il Movimento 5 Stelle ha invece definito il limite del 30% “sconclusionato e inattuabile”.
Si tratta di accuse che tradiscono una clamorosa e strumentale perdita di memoria storica. I fatti e gli atti ufficiali, infatti, raccontano una realtà diversa.

Il precedente del Governo D’Alema

Nel 1999 fu proprio il Governo guidato da Massimo D’Alema ad approvare il regolamento attuativo della legge Turco-Napolitano del 1998.
Il testo prevedeva la necessità di apporre un limite alla presenza degli alunni stranieri sotto la guida e approvazione dell’allora ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer.

Le linee guida del 2014

Quindici anni più tardi, nel 2014, il Governo di Enrico Letta pubblicò le “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri”.
Le linee guida richiamavano la circolare Gelmini del 2010 e quindi anche la stessa soglia del 30%.

Il richiamo del Governo Conte II nel 2020

Persino in tempi più recenti, nel novembre 2020, il Governo Conte II richiamò nuovamente il tetto del 30%, mettendolo nero su bianco con l’obiettivo dichiarato di evitare “anomale e non adeguatamente motivate concentrazioni di alunni stranieri presso singole classi di uno stesso istituto scolastico”.

La posizione dell’ex ministro Beppe Fioroni

A suggellare l’ipocrisia della sinistra odierna si aggiungono anche le parole di Beppe Fioroni, ex ministro dell’Istruzione del Governo Prodi II ed ex deputato del Pd, che aveva difeso senza mezzi termini il tetto agli alunni stranieri.
In un’intervista rilasciata al quotidiano Il Foglio ha definito tale limite “una norma di civiltà”, ricordando di aver tentato lui stesso di formalizzarlo durante il suo mandato ministeriale.
Secondo l’ex ministro, infatti, il limite rappresentava uno strumento concreto per evitare dinamiche di ghettizzazione e isolamento culturale che danneggiano in primo luogo gli stessi studenti non italofoni.

Siamo in Italia: integrazione, scuola e regole comuni

Dietro le barricate delle opposizioni non vi è alcuna reale preoccupazione per il destino degli studenti. I politici di sinistra sono spinti da un finto multiculturalismo di matrice ideologica e da una cieca ostilità politica al Governo Meloni. Pur di attaccare la maggioranza, sono disposti anche a sacrificare i diritti più elementari delle giovani generazioni di origine straniera: studiare, integrarsi e crescere in armonia con la comunità nella quale vivono o nella quale spesso sono nati. I parlamentari di Fratelli d’Italia non accettano l’idea, mascherata sotto il velo dell’accoglienza indiscriminata, della creazione di vere e proprie classi ghetto, dannose sia per l’apprendimento degli alunni stranieri sia per la serenità didattica degli studenti italiani.

L’emancipazione e la dignità personale sono principi non negoziabili nel nostro ordinamento. Come può, infatti, una bambina o una ragazza con il velo integrale correre in palestra, sorridere ai compagni di banco, farsi riconoscere e integrarsi davvero?Il velo integrale non è un semplice abito: è un muro invisibile che la separa dal resto della classe. Impedisce l’empatia, la comunicazione e i legami sociali che sono alla base della crescita di ogni giovane. E in Italia, questo non è accettabile.

Se uno Stato, per paura di sembrare intollerante, lascia che all’interno delle mura domestiche o della comunità si consumi una coercizione silenziosa, allora sta contravvenendo al suo dovere.
Se uno Stato chiude gli occhi di fronte alla segregazione culturale, accetta passivamente la prospettiva di una futura generazione frazionata.
Chi sceglie di vivere, studiare e crescere in Italia ha il diritto inalienabile di essere pienamente parte della nostra comunità nazionale, e lo Stato ha il dovere di offrirgli tutti gli strumenti necessari per diventarlo, a viso scoperto e nel segno delle nostre regole comuni.

Articoli Correlati

“Bene! Gli facciamo il culo a questi maledetti sbirri”. Con questa nobile motivazione, un medico intercettato sintetizza quello che oggi si traduce nell’inchiesta sui falsi certificati medici utilizzati per far uscire dai Cpr ben 64 cittadini extracomunitari.

Già a febbraio la Procura di Ravenna aveva indagato 8 medici per falso. Tre di loro, su decisione del Gip, sono stati interdetti dalla professione per 10 mesi. Ai restanti 5 medici il divieto, sempre per 10 mesi, di occuparsi dei certificati che stabiliscono l’idoneità a stare nei Cpr. Il 16 settembre l’inchiesta ha coinvolto altri 20 medici. La Polizia li ha perquisiti in diverse città italiane: Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese.

Il caos di Ceuta ha dimostrato a tutti  cosa succede se non difendi i confini. I dati spagnoli ci mettono di fronte al futuro disegnato disastrosamente dall’immigrazione di massa. Fratelli d’Italia ha dimostrato che esiste un’altra via per la soluzione ai problemi economici italiani. Ed è italiana.

Contatti