Immigrazione Spagna

Data: 22/09/26

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La Spagna paga il prezzo delle porte aperte. L’Italia di Meloni no

Il caos di Ceuta ha dimostrato a tutti  cosa succede se non difendi i confini. I dati spagnoli ci mettono di fronte al futuro disegnato disastrosamente dall’immigrazione di massa. Fratelli d’Italia ha dimostrato che esiste un’altra via per la soluzione ai problemi economici italiani. Ed è italiana.

I politici di sinistra adorano il modello del premier Pedro Sanchez. La Spagna, che nel 2026 dovrebbe crescere del 2,3% (più dell’Italia e della media UE), porta con sé dei dati che vale la pena leggere. Dal 2018 a oggi è cresciuta di 12 punti: ben 9 di questi punti dipendono da cittadini stranieri e solo 3 da chi è nato in Spagna. Sempre tra il 2018 e il 2025, gli spagnoli nativi sono diminuiti dell’1,9%, mentre i residenti nati all’estero sono aumentati del 52,5% (arrivando a 9,5 milioni). Anche sul lavoro la storia è la stessa: quasi due terzi dei nuovi assunti sono immigrati, mentre il numero di lavoratori spagnoli è fermo. Domanda lecita: la Spagna sarà sempre meno spagnola? Analizziamo la situazione, anche in relazione al lavoro dei gruppi parlamentari FdI e di Giorgia Meloni in Italia.

 

Maxi-sanatoria: da 500mila a 1,2 milioni di domande

Sanchez ha puntato sulle regolarizzazioni di massa. Aveva preparato una maxi-sanatoria per 500mila stranieri arrivati prima del 2026, ma sono arrivate ben 1,2 milioni di domande (ne accetteranno circa 800mila, soprattutto da Colombia, Marocco e Venezuela). Il problema è che tipo di lavoro fanno: sono quasi tutti impiegati nei settori più precari e con meno contributi (hotel, ristoranti, colf, edilizia e contratti part-time). C’è un continuo ricambio di personale, il che significa che queste persone verseranno pochissimi contributi per i pensionati di domani.

 

Stipendio minimo più alto, ma le paghe medie si abbassano

Dal 2018 al 2025 la Spagna ha aumentato il salario minimo del 66%. Sembra una cosa fantastica, ma ha creato un paradosso: mentre la paga minima si è alzata, lo stipendio medio è rimasto schiacciato verso il basso. Il risultato? La paga minima non è più il gradino di partenza per crescere, ma è diventata il tetto massimo che le aziende offrono.

 

Più lavoratori stranieri e prezzi delle case alle stelle

Tra il 2018 e il 2025 sono triplicate le multe alle aziende per gli straordinari non pagati. Poi c’è il dramma degli affitti e delle case: nel 2024 mancavano 600mila case rispetto a quelle che servivano, e nel 2025 il vuoto è salito a 750mila. Di conseguenza, i prezzi delle case sono volati: +13% in un anno e +51% rispetto al 2021. In Italia, nello stesso periodo, gli aumenti sono stati molto più bassi (+5,2% nell’ultimo anno e +16% dal 2021).

 

Una crescita che non crea valore (produttività zero)

L’economia può crescere per tanti motivi: perché c’è più gente, perché si lavora più ore o perché si produce meglio grazie alla tecnologia (produttività). In Spagna la crescita dipende solo dal fatto che c’è più gente che lavora, ma la produttività reale per singolo lavoratore è calata dal 2019. La crescita spagnola si basa su lavori fisici a basso costo e poco qualificati per di più altamente volatili. Per l’Italia fare questo sarebbe un errore: significherebbe smettere di investire su fabbriche, tecnologia e qualità per puntare su settori deboli e instabili. Il governo italiano vuole l’esatto opposto.

 

Non siamo la Spagna: in Italia il modello Meloni crea lavoro stabile

L’Italia sta facendo diversamente dalla Spagna. Dal 2022 ci sono oltre 1,3 milioni di posti di lavoro stabile in più e la disoccupazione è scesa al 5,8%. Record storico anche per le donne: il tasso di occupazione femminile è al 54,5%. La cosa importante è che sono aumentati di 1,3 milioni i contratti a tempo indeterminato (il posto fisso), mentre i precari sono scesi di 534mila unità. L’idea è: meno precarietà e più lavoro di qualità. Sullo stipendio si punta sul “salario giusto” garantito dai contratti nazionali veri, mentre per la casa sono stati stanziati 10 miliardi di euro per costruire 100mila alloggi in 10 anni (Piano Casa).

 

Le azioni di Meloni sulla Spagna, cosa succede dopo Ceuta e il fallimento delle “porte aperte”

Passiamo al tema caldo. Il caso di Ceuta dimostra che l’immigrazione fuori controllo rovina, tra le altre cose, la sicurezza. Il 31 luglio 2026 circa 70mila migranti hanno provato a entrare in massa nell’enclave spagnola. A metà agosto ne erano rimasti circa 8mila. Il governo Meloni si è mosso subito: ha sospeso il trattato di Schengen con la Spagna e ha rimesso i controlli alla frontiera. È stato necessario per la sicurezza nazionale, visto che il Ministero dell’Interno (Viminale) aveva segnalato il rischio di infiltrazioni terroristiche tra i flussi diretti in Spagna.

Cosa è successo, nel frattempo, proprio in Spagna? Sono passati rapidamente dall’accoglienza di massa all’esercito nelle strade, per fermare il caos con i fucili puntati. Perfino l’Unione Europea è dovuta intervenire mandando soldi e l’agenzia Frontex per i rimpatri, ricordando a Madrid che proteggere i confini è un dovere assoluto di ogni Stato.

 

L’Europa guarda al modello Meloni, non alla Spagna

Il caos di Ceuta ha dimostrato a tutti cosa succede se non difendi i confini. L’Europa ha bacchettato la Spagna. E l’Italia ha fatto la sua parte bloccando temporaneamente la libera circolazione (Schengen) con Madrid per proteggersi. Per Fratelli d’Italia l’immigrazione di massa non è la soluzione ai problemi economici italiani. Il modello spagnolo si basa su manodopera straniera sottopagata e poco qualificata: fa crescere il PIL subito, ma distrugge l’economia nel lungo periodo e crea tensioni sociali.

L’Italia non può campare sul lavoro sottopagato degli stranieri. I risultati del Governo Meloni dimostrano che la strada alternativa funziona: dal 2022 abbiamo 1,3 milioni di occupati in più e abbiamo messo 21 miliardi di euro nelle tasche delle famiglie tagliando le tasse (Irpef e cuneo fiscale). Grazie a questo, tra il 2022 e il 2025 le persone a rischio povertà sono scese dell’1,8% (il minimo storico di sempre). In più, sono stati rinnovati i contratti dei dipendenti pubblici, alzando gli stipendi più di quanto sia stato fatto negli ultimi dieci anni. Una cosa è chiara: accoglienza controllata si, ma l’Italia vuole rimanere italiana.

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È arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome. E di accomodare certi appellativi al posto giusto. Quella voluta dai politici di sinistra è un’accoglienza indiscriminata senza integrazione. In poche parole, trasformano gli immigrati in cittadini di serie B. Il risultato finale? Lo diventano anche i cittadini italiani.

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