Data: 02/09/26

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Nuove regole sull’immigrazione: l’Europa segue Meloni

Tra il 2018 e il 2022, durante i governi Conte I, Conte II e Draghi, sono stati ricollocati in Italia 17.605 dublinanti. La media era di circa 3.521 persone all’anno. Andando ancora più indietro, tra il 2014 e il 2017, con i governi Letta, Renzi e Gentiloni, i dublinanti trasferiti in Italia sono stati 16.767. La media era di circa 4.192 all’anno. Il nuovo Patto europeo ha introdotto nuove regole sull’immigrazione che vanno nella direzione richiesta dal governo Meloni.

I governi a trazione Pd e le maggioranze di centrosinistra  hanno per anni trasformato l’Italia nel “campo profughi” d’Europa, accettando passivamente regole penalizzanti. A certificarlo sono i numeri dei “dublinanti” – ovvero i migranti che, dopo essere sbarcati sulle nostre coste, si sono diretti in altri Stati membri e che l’Europa pretendeva di rispedirci indietro in base alle vecchie regole comunitarie. Grazie all’impegno dei gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia e alle nuove regole sull’immigrazione, oggi la situazione sta cambiando. 

 

L’accoglienza della sinistra

Tra il 2018 e il 2022, durante i governi Conte I, Conte II e Draghi, sono stati effettivamente trasferiti e ricollocati in Italia 17.605 dublinanti. La media era di circa 3.521 persone all’anno.

Andando ancora più indietro tra il 2014 e il 2017 – gli anni d’oro del centrosinistra con i governi Letta, Renzi e Gentiloni – i dublinanti trasferiti in Italia sono stati 16.767. La media era di circa 4.192 all’anno. In quel drammatico quadriennio, mentre in Italia arrivavano oltre 500mila migranti irregolari via mare, la sinistra non trovava di meglio da fare che accogliere anche i dublinanti trasferiti dagli altri Paesi europei.

 

Lo stop ai trafficanti da parte del governo Meloni 

Su impulso costante dei gruppi parlamentari FdI, il governo Meloni ha impresso una svolta senza precedenti. Fin dal suo insediamento, l’esecutivo, ha puntato sul blocco delle partenze e sul contrasto reale ai trafficanti di esseri umani al fine di ridurre l’immigrazione irregolare. Risultato eccezionale già nella prima metà del 2026: un calo dell’80% degli sbarchi rispetto allo stesso periodo del 2023. Ma la vera rivoluzione riguarda i dublinanti di ritorno.

 

Immigrazione, nuove regole: la storica circolare del 5 dicembre 2022

Grazie alla storica circolare del Viminale del 5 dicembre 2022, l’Italia ha imposto uno stop logistico ai trasferimenti in ingresso. Il risultato? Dal 2023 a oggi, l’Italia ha respinto e bloccato sul nascere oltre 80mila richieste di presa in carico provenienti dagli altri Stati dell’Ue, ponendo fine all’era delle porte aperte a spese degli italiani 

 

Chi sono i dublinanti

Il significato del termine “dublinanti” indica i migranti che chiedono asilo in un Paese diverso da quello in cui sono arrivati per la prima volta. Le vecchie regole europee stabilivano che, in linea generale, doveva essere il Paese di primo approdo dell’UE ad esaminare la richiesta di protezione, non il Paese in cui il migrante si era trasferito successivamente, sollevando di fatto gli Stati del Nord Europa da ogni responsabilità logistica e allo stesso tempo penalizzando l’Italia per la sua inevitabile posizione di frontiera al centro del Mediterraneo. Un sistema profondamente ingiusto ed asimmetrico a cui il governo guidato da Giorgia Meloni ha saputo opporsi con i fatti.

 

Richieste di trasferimento bloccate

L’esecutivo ha infatti bloccato le richieste di trasferimento dei dublinanti provenienti dagli altri Paesi europei. Per la precisione, dal 2023 a oggi, l’Italia ha bloccato oltre 80mila richieste di presa in carico. In questo modo, l’Italia ha fatto valere le proprie ragioni di fronte all’Europa. E proprio per superare questo schema obsoleto, dopo una lunga battaglia diplomatica guidata da Roma, dal 12 giugno 2026 è entrato ufficialmente in vigore il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, recepito nel nostro ordinamento con il Decreto-Legge n. 100/2026

 

Nuove regole sull’immigrazione: il nuovo Patto europeo sulla scia del modello Meloni

Il nuovo Patto europeo ha introdotto strumenti che vanno nella direzione richiesta dall’Italia puntando alla riduzione degli arrivi irregolari, e spostando finalmente il baricentro dell’azione europea sulla dimensione esterna e sulla prevenzione dei flussi.

Gli strumenti indicati sono diversi:

  • maggiore protezione delle frontiere esterne dell’Unione;
  • collaborazione e cooperazione strategica con i Paesi di origine e di transito;
  • guerra senza quartiere  alle reti criminali dei trafficanti di esseri umani;
  • Procedure accelerate per rimpatri più rapidi per chi non ha diritto all’asilo;
  • accordi con i Paesi di provenienza;
  • possibilità di gestire alcune domande di asilo direttamente nei Paesi di origine, sul modello dell’accordo Italia-Albania;
  • hub per i rimpatri nei Paesi terzi.

 

Cosa cambia con il nuovo Patto europeo

Il nuovo sistema mantiene formalmente il principio del Paese di primo ingresso, introducendo, però, un meccanismo di solidarietà obbligatoria flessibile. I Paesi esposti ad una maggiore pressione migratoria non saranno più abbandonati al loro destino e potranno contare sul sostegno concreto degli altri Stati membri.

 

Il Patto europeo sull’immigrazione

Il punto centrale del nuovo Patto Europeo, è proprio la solidarietà obbligatoria tra i Paesi UE. Quelli che ricevono un numero maggiore di arrivi irregolari possono quindi contare su un maggiore sostegno degli altri Stati dell’Unione. Ogni Paese può scegliere di contribuire in modi diversi: offrire un contributo economico; accogliere direttamente migranti sul proprio territorio; oppure può utilizzare il sistema della compensazione della responsabilità, e cioè farsi carico dell’esame di alcune domande di asilo che, secondo le regole normali, spetterebbero a un altro Paese.

Per l’Italia questo significa una cosa precisa: le nuove richieste di trasferimento dei dublinanti saranno valutate caso per caso sotto un nuovo regime di regole eque. L’unico grande obiettivo del Governo è di rendere l’Italia un territorio sicuro per i cittadini e tutte le persone perbene, togliendo ai trafficanti di vite umane la gestione delle frontiere.



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L’assalto dei migranti a Ceuta riporta al centro il tema della sicurezza delle frontiere europee. Mentre la Spagna affronta una grave emergenza, il Governo Meloni sceglie la linea della fermezza: sospensione temporanea dell’accordo di libera circolazione dell’area Schengen con Madrid, controlli rafforzati e sostegno a una politica europea fondata sul contrasto all’immigrazione irregolare.

Come sottolineato più volte dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il modello italiano è ormai diventato il modello europeo, a dimostrazione che il nostro Paese non subisce più le politiche europee, ma le guida. Difendere i confini, ridurre drasticamente gli sbarchi, combattere i trafficanti di esseri umani e rimpatriare subito chi non ha titolo a stare sul territorio dell’Ue. La lotta all’immigrazione clandestina, adesso, ha un protocollo europeo.

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