Data: 10/04/26

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Migranti irregolari con precedenti gravi: i giudici li liberano

Un migrante irregolare di nazionalità marocchina, arrivato in Italia nel 2014, ha ricevuto 4 condanne. Durante la sua permanenza sul suolo italiano ha commesso questi reati: resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale di gruppo e, per ben due volte, spaccio. La Corte di Appello di Roma ha deciso di non convalidare il trattenimento. E’ tornato libero. Non è un caso isolato. Questi casi di protezione internazionale avallati dalla magistratura italiana, motivano il Governo Meloni e i parlamentari di Fratelli d’Italia ad andare avanti nella direzione intrapresa.

Un migrante irregolare di nazionalità marocchina, arrivato in Italia nel 2014, ha ricevuto 4 condanne. Durante la sua permanenza sul suolo italiano ha commesso questi reati: resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale di gruppo e, per ben due volte, spaccio.

Lo straniero, ritenuto pericoloso, è stato trattenuto nel Cpr di Palazzo San Gervasio (Potenza) per poi essere trasferito, il 17 febbraio, nel Cpr di Gjader (Albania). Da lì, doveva essere rimpatriato. Questo non è avvenuto. Il 25 febbraio, dopo la presentazione, da parte del migrante, della richiesta di protezione internazionale, la Corte di Appello di Roma ha deciso di non convalidare il trattenimento.

 

Esempi di migranti irregolari con gravi precedenti rimessi in libertà

Uno straniero entrato irregolarmente nel nostro Paese, e qui condannato per reati gravi, ha ricevuto protezione internazionale con l’intervento della magistratura italiana.

I quotidiani Libero e La Verità hanno riportato altri casi identici che riguardano quattro migranti irregolari condannati e poi rimessi in libertà dai magistrati. Il primo per violenza sessuale e furto aggravato. Il secondo per violenza sessuale su minore di 14 anni. Il terzo per per rapina, lesioni personali, tentato furto in abitazione, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale; il quarto per omicidio doloso.

 

Migranti condannati che continuano a commettere reati in Italia

La lista dei soggetti irregolari, dalla evidente pericolosità sociale, tutelati da decisioni della magistratura dopo aver presentato domanda di protezione internazionale, è purtroppo lunga. Un’inchiesta del quotidiano  Il Tempo rivela che, dall’aprile 2025 ad oggi, quasi il 30% degli stranieri trattenuti in Albania e rimessi in libertà per mancata convalida dei giudici è tornato a delinquere una volta rientrato in Italia.

 

Fratelli d’Italia non si ferma

I gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia hanno messo in atto azioni politiche che hanno ridotto gli sbarchi irregolari di oltre il 30% rispetto al 2022. Poi, nel 2024 e nel 2025 gli sbarchi illegali sono calati del 60% circa rispetto al 2023. Nei primi due mesi del 2026 sono crollati di un ulteriore 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In parallelo, salgono i rimpatri: sono 6.772 nel 2025, il 50% in più rispetto al 2022.

Il Governo Meloni andrà avanti nella direzione intrapresa, motivato da questi casi di protezione internazionale avallati dalla magistratura italiana e forte di questi dati positivi sul calo degli sbarchi. I parlamentari di Fratelli d’Italia continueranno a lavorare per mantenere la promessa fatta agli italiani di combattere l’immigrazione illegale e garantire la sicurezza.

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È arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome. E di accomodare certi appellativi al posto giusto. Quella voluta dai politici di sinistra è un’accoglienza indiscriminata senza integrazione. In poche parole, trasformano gli immigrati in cittadini di serie B. Il risultato finale? Lo diventano anche i cittadini italiani.

“Bene! Gli facciamo il culo a questi maledetti sbirri”. Con questa nobile motivazione, un medico intercettato sintetizza quello che oggi si traduce nell’inchiesta sui falsi certificati medici utilizzati per far uscire dai Cpr ben 64 cittadini extracomunitari.

Già a febbraio la Procura di Ravenna aveva indagato 8 medici per falso. Tre di loro, su decisione del Gip, sono stati interdetti dalla professione per 10 mesi. Ai restanti 5 medici il divieto, sempre per 10 mesi, di occuparsi dei certificati che stabiliscono l’idoneità a stare nei Cpr. Il 16 settembre l’inchiesta ha coinvolto altri 20 medici. La Polizia li ha perquisiti in diverse città italiane: Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese.

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