Per comprendere l’importanza del Sì al Referendum, proviamo a fare qualche esempio chiaro. Soprattutto per spiegare la necessità di un’Alta Corte disciplinare, prevista dalla Riforma della Giustizia.
L’esempio degli Avvocati
Pensiamo agli avvocati, liberi professionisti, che decidono da soli dove lavorare e quali clienti assistere. Quando vengono accusati di violazioni del codice deontologico, anche loro finiscono sotto giudizio.
Chi li giudica per motivi disciplinari? Un Consiglio di disciplina che opera in assoluta imparzialità, stante l’assenza di collegamenti tra il componente eletto che deve giudicare e l’eletto che deve essere giudicato. Si tratta quindi di un organo distinto dal Consiglio dell’Ordine, che invece rappresenta, informa e forma gli avvocati.
Chi giudica gli avvocati
Come funziona il procedimento per decidere delle violazioni disciplinari degli avvocati? La Legge 247/2012, approvata sotto il Governo Monti ha sottratto ai Consigli dell’Ordine la competenza dei procedimenti disciplinari, per affidarla ai Consigli Distrettuali di Disciplina. L’organo giudicante è quindi separato.
Chi giudica i giudici se voti No
Per i magistrati l’organo giudicante al momento non è separato. Oggi è la Sezione disciplinare del CSM a giudicare i magistrati, ma i membri della stessa sezione fanno parte del CSM che decide anche sulla loro carriera. La funzione disciplinare, quindi, non è separata dal governo della magistratura. Carriera e giudizio sulle violazioni disciplinari non possono stare sotto lo stesso tetto.
Perché votare Sì al Referendum: l’Alta Corte disciplinare
La Riforma della magistratura propone, appunto, l’istituzione di un organo separato per i giudizi sulla disciplina dei magistrati. Un organo privo di ogni possibile influenza. Con l’istituzione dell’Alta Corte di disciplina, giudici e pm sono chiamati a rispondere di illeciti disciplinari, dinanzi a una corte indipendente e terza.
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