Data: 02/11/26

Tempo di lettura: 2 minuti

Meloni e gli stipendi ai magistrati, questione di priorità: i motivi della scelta

Gli aumenti degli stipendi dei magistrati potrebbero costare allo Stato circa 970 milioni di euro (quasi un miliardo) tra arretrati e incrementi permanenti. Tutto questo in un momento molto complesso per il Paese e per i cittadini. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in linea con i gruppi parlamentari di FdI, ha annunciato che non firmerà il DPCM necessario a dare attuazione ai nuovi calcoli, sollevando un dibattito sulle priorità della spesa pubblica.

Gli aumenti degli stipendi dei magistrati potrebbero costare allo Stato circa 970 milioni di euro (quasi un miliardo) tra arretrati e incrementi permanenti. Tutto questo in un momento molto complesso per il Paese e per i cittadini. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in linea con i gruppi parlamentari di FdI, ha annunciato che non firmerà il DPCM necessario a dare attuazione ai nuovi calcoli, sollevando un dibattito sulle priorità della spesa pubblica.

Perché sono previsti gli aumenti degli stipendi dei magistrati?

Gli stipendi dei magistrati, come quelli di altre categorie del pubblico impiego non contrattualizzato, vengono adeguati ogni tre anni sulla base degli aumenti retributivi registrati nel pubblico impiego.

La questione nasce da alcune pronunce della giustizia amministrativa, che hanno contestato i criteri utilizzati per calcolare gli adeguamenti relativi ai trienni 2018-2020 e 2021-2023. Le decisioni hanno reso necessario un nuovo calcolo delle retribuzioni.

Secondo le stime riportate, il ricalcolo potrebbe interessare circa 11.000 magistrati, con arretrati e aumenti strutturali che porterebbero il costo complessivo per lo Stato a circa 970 milioni di euro.

Perché Giorgia Meloni non firma il decreto? Priorità economica: non è un attacco ai magistrati

Il Presidente del Consiglio ha spiegato che non intende autorizzare una spesa di questa entità in una fase di tale difficoltà per i cittadini.  In particolare, che la cifra necessaria per gli aumenti sarebbe circa dieci volte superiore alle risorse che il Governo sta cercando di reperire per sostenere il settore dell’autotrasporto. Un settore fondamentale per garantire la distribuzione delle merci in Italia.

Una scelta di priorità economica e di responsabilità finanziaria, non un attacco alla magistratura. Giorgia Meloni, infatti, ha comunque dichiarato la propria disponibilità a confrontarsi con le associazioni rappresentative della categoria.

Che cosa succede adesso?

Il governo, in linea con i gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia, contesta la sostenibilità finanziaria dell’esborso e ha scelto, per ora, di non firmare il decreto attuativo. In un momento di grande difficoltà per famiglie e imprese, sarebbe moralmente complicato destinare enormi risorse a una categoria che non risente di alcuna crisi economica.

Articoli Correlati

I tagli alla scuola non prevedono licenziamenti, né la cancellazione di intere classi. I precedenti governi di centrosinistra hanno concordato il dimensionamento scolastico con l’Unione europea. Il Governo Meloni mantiene questi impegni senza chiudere le scuole. La sinistra diffonde fake news.

Taglio dell’IRPEF, pensioni, sostegni alle famiglie, sanità, giovani e partite IVA. Sono molte le misure annunciate da Giorgia Meloni dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri del disegno di legge di Bilancio per il 2027. Misure fortemente volute e sostenute anche dai Gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia.

Contatti