Data: 09/03/26

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Assegno di inclusione 2026: più aiuti alle persone in difficoltà

Dal 1 gennaio 2026, l’Assegno di Inclusione è rivolto a più persone. Il valore della prima casa, da escludere per l’analisi patrimoniale, arriva fino a 91.500 euro (precedentemente era 52.500 euro). Nessun mese di stop  dopo 18 mesi.

La Legge di Bilancio 2026 introduce importanti novità per l’Assegno di Inclusione. Si tratta del bonus voluto dal Governo Meloni e dai parlamentari di Fratelli d’Italia in sostituzione del reddito di cittadinanza.

 

Assegno d’inclusione 2026: a chi spetta e i requisiti

L’assegno è rivolto a soggetti con disabilità certificata, figli di età inferiore ai 18 anni, anziani con età pari o superiore a 60 anni e individui inseriti in programmi di cura e assistenza sociale. Per quanto riguarda i requisiti, l’ISEE familiare del richiedente non deve superare i 10.140 euro annui.

 

Il rinnovo dell’Assegno di inclusione

Dopo i 18 mesi di erogazione, chi ne ha ancora diritto può immediatamente RINNOVARE LA DOMANDA (clicca qui) senza aspettare il mese di stop precedentemente previsto per rinnovare.

L’assegno di inclusione 2026, quindi, riparte subito, con una prima mensilità pari al 50% dell’importo ordinario. Dal secondo mese in poi, la somma sarà al 100%. 

 

Il calcolo Isee e l’estensione a più persone

Inoltre, la Legge di Bilancio 2026 ha modificato il calcolo del patrimonio ai fini ISEE, migliorando così le condizioni di accesso a diverse prestazioni, tra cui l’Assegno di Inclusione. Infatti dal 1 gennaio 2026, è stato escluso il valore della prima casa fino a 91.500 euro (precedentemente 52.500 euro).

Nei casi in cui chi richiede l’assegno di inclusione viva nei capoluoghi di città metropolitane, come Milano, Roma e Napoli, il valore della casa escluso sale fino a 120.000 euro.

 

COME FARE DOMANDA PER L’ASSEGNO DI INCLUSIONE

Chi vuole ottenere l’assegno di inclusione 2026 deve iscriversi alla piattaforma SIISL per sottoscrivere il patto di attivazione digitale (PAD) e poi fare DOMANDA all’INPS.

In alternativa, ci si può rivolgere ai centri di assistenza fiscale (CAF) o ai patronati. Entro 120 giorni dalla firma del PAD, i servizi sociali convocano i componenti del nucleo familiare.

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