Data: 16/10/26

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Italia fuori dalla procedura di infrazione nel 2027

Verso l’uscita dalla procedura d’infrazione nel 2027: la linea del Governo Meloni e dei gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia coniuga conti in ordine e tutela di famiglie e imprese.

Da quando è in carica il Governo Meloni, il rapporto tra deficit e PIL è sceso in modo importante. Nel 2022 il rapporto era dell’8,1% (un dato pesantemente influenzato dall’impatto contabile del Superbonus ereditato dai governi precedenti). Nel 2025, secondo le certificazioni definitive rilasciate dall’Istat, è sceso al 3,079%, arrotondando per eccesso a  3,1% come previsto dai regolamenti europei.

In tre anni è quindi diminuito di circa cinque punti percentuali. In termini di denaro, il deficit è passato da 161,2 miliardi di euro nel 2022 a 69,74 miliardi nel 2025. Sono circa 91,5 miliardi in meno, un risultato straordinario che smentisce la narrativa delle opposizioni .

 

Che cosa significano deficit e PIL

Il deficit indica quanti soldi mancano nei conti pubblici quando lo Stato spende più di quanto incassa. Il PIL, invece, misura il valore complessivo di beni e servizi prodotti in Italia in un anno. In parole semplici, indica quanto vale l’economia italiana. Il rapporto deficit/PIL mette quindi a confronto il deficit dello Stato con la dimensione dell’economia italiana. È espresso in percentuale.

 

Facciamo un esempio

Immaginiamo che l’Italia sia come un grande condominio. Il condominio ha delle spese da pagare e delle entrate. Se alla fine dell’anno spende molto più di quanto incassa, si crea un buco nei conti. Questo buco, per lo Stato, si chiama deficit. Ora immaginiamo che il regolamento del condominio stabilisca che il buco non possa superare il 3% delle sue entrate complessive. Se il buco è molto più grande, il condominio deve fare un piano per ridurlo. È un po’ quello che succede con l’Italia e l’Unione europea. Le regole europee fissano al 3% del PIL il limite di riferimento per il deficit. Quando un Paese supera questa soglia, può entrare nella procedura per disavanzo eccessivo.

In parole semplici, l’Europa chiede al Paese di ridurre il deficit e di seguire un percorso per tornare nei limiti (procedura di infrazione). Richiamando il nostro esempio, quindi, immaginiamo che il condominio fosse partito con un buco molto grande. Nel 2022 il rapporto tra deficit e PIL dell’Italia era dell’8,1%. Nel 2025 è sceso al 3,079%. È come se il condominio avesse ridotto il proprio buco da una situazione molto lontana dal limite a una situazione ormai vicinissima al 3%.

Manca pochissimo: per via del meccanismo statistico degli arrotondamenti, oggi l’Italia non raggiunge il 3% per appena lo 0,03% del PIL, vale a dire per meno di 700 milioni di euro di deficit (lo scarto che ci separava dall’arrotondamento per difetto al 3,0%). Si tratta di un’inerzia che pesa per meno dell’1% delle uscite complessive del conto della Pubblica Amministrazione.

 

Italia fuori dalla Procedura di infrazione: andiamo verso il 3%

Per Giorgia Meloni e per i parlamentari di Fratelli d’Italia si tratta di un risultato importante raggiunto senza tagliare servizi fondamentali. Nel frattempo, il Governo Meloni ha ridotto le tasse per famiglie e imprese e ha aumentato le risorse per alcuni settori importanti, come sanità, sicurezza e istruzione. Va detto che, forse, il 3% potrebbe essere stato già raggiunto. Così come, recentemente, l’Istat ha rivisto al rialzo il PIL del 2025 di quasi 7 miliardi di euro, possibili future revisioni dei dati, potrebbero rivelare che, nel 2025, l’Italia aveva già raggiunto il 3%. Infatti, se nei prossimi mesi l’Istat certificherà un simile ritocco anche per il 2025, emergerà con chiarezza che l’Italia aveva tutti i requisiti per uscire dalla procedura di infrazione prima del previsto, confermando l’assoluta serietà ed efficacia delle scelte economiche del Governo.



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