Più sicurezza, più tutela dell’ambiente e più strumenti per gestire la fauna selvatica. Il disegno di legge, fortemente voluto dai parlamentari di Fratelli d’Italia, aggiorna una normativa ferma da oltre trent’anni. Non sono mancate le accuse da parte della sinistra e di alcune associazioni ambientaliste. Dalle critiche alle fake news il passo è stato breve.
Le fake news della sinistra non corrispondono alla realtà
La sinistra manipola l’informazione accusandoci di aver portato “i cacciatori in città” e confonde volutamente l’attività venatoria – che resta severamente vietata nei centri urbani – con i piani di contenimento . Infatti, il disegno di legge non permette di cacciare nei parchi, nelle città o sulle spiagge. Non elimina le aree protette e non riduce la tutela della fauna. La fauna selvatica continua a essere patrimonio dello Stato e tutte le attività restano soggette alle norme nazionali ed europee.
Non è vero nemmeno che la Commissione europea abbia bocciato la riforma. Bruxelles ha inviato soltanto osservazioni tecniche, come avviene normalmente durante l’esame di molti provvedimenti. L’iter parlamentare prosegue regolarmente. Restano inoltre in vigore i calendari venatori, i limiti sulle specie cacciabili, i periodi di divieto, i controlli e le distanze di sicurezza. Il lupo continua a essere protetto secondo le norme europee e nazionali. Anche l’eventuale gestione di alcune specie, come oche e piccioni inselvatichiti, dovrà sempre basarsi su dati scientifici e sulle decisioni delle Regioni. La riforma non favorisce il bracconaggio. Al contrario, aumenta le sanzioni economiche e penali e rafforza i controlli contro chi caccia illegalmente.
Una legge aggiornata dopo oltre trent’anni
La legge che regola la fauna selvatica e l’attività venatoria risale al 1992. Da allora il territorio è cambiato. Sono aumentati i cinghiali e altri ungulati, con conseguenze pesanti per agricoltori, allevatori e cittadini. Sono cresciuti gli incidenti stradali, i danni alle coltivazioni, i rischi sanitari legati alla diffusione della peste suina africana e i rischi di incidenti in volo negli aeroporti. Anche molte Regioni e diversi governi, nel corso degli anni, hanno chiesto di aggiornare questa normativa.
Il nuovo disegno di legge non cancella la legge del 1992, ma la rende più moderna. Introduce il principio della gestione attiva della fauna: gli animali continuano a essere tutelati, ma quando alcune specie diventano troppo numerose lo Stato deve poter intervenire per difendere ambiente, agricoltura, biodiversità, salute pubblica e sicurezza. Per fare questo, la riforma riconosce il ruolo del cacciatore come “bioregolatore”, cioè una figura che collabora con le istituzioni nel controllo della fauna seguendo regole precise. Detto questo, il Ddl aumenta le pene contro il bracconaggio, sospende fino a tre mesi il tesserino venatorio per chi viola la legge e introduce sanzioni per chi ostacola illegalmente le attività di controllo della fauna.
Fratelli d’Italia: una riforma per proteggere ambiente, agricoltura e cittadini
L’obiettivo dei parlamentari di Fratelli d’Italia è trovare un equilibrio tra tutela della biodiversità, sicurezza pubblica, difesa delle produzioni agricole e salvaguardia del territorio. La gestione della fauna resta fondata su dati scientifici, sul rispetto delle norme europee e sul ruolo delle Regioni.
Per Fratelli d’Italia difendere l’ambiente significa agire con responsabilità quando alcune specie provocano danni agli ecosistemi, all’agricoltura, agli allevamenti e alla sicurezza delle persone. Per questo il partito respinge la narrazione allarmistica della sinistra e di alcune associazioni ambientaliste, giudicandola basata su fake news che non descrivono il contenuto reale della riforma.