Data: 29/04/26

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Mafia e appalti: il conflitto di interesse del senatore M5S Scarpinato

Secondo le intercettazioni, c’è un coordinamento tra il senatore del M5S Scarpinato e l’ex magistrato Gioacchino Natoli, indagato per favoreggiamento alla mafia, prima delle audizioni in Commissione parlamentare antimafia.

Fratelli d’Italia indica una direzione precisa: la verità sulle stragi di mafia del 1992 deve basarsi sui fatti. Servono prove, documenti e riscontri. Oggi, le indagini svolte dal procuratore De Luca su mafia – appalti mettono in luce una rete di interessi che rappresenta una delle cause più credibili delle stragi.

 

Scarpinato e la gestione del dossier del 1992 su mafia-appalti

Nel 1991 i carabinieri del Ros consegnano un dossier su mafia e appalti. Il documento descrive un sistema di accordi tra imprese, politica e Cosa Nostra. Falcone studia quel dossier. Borsellino decide di andare avanti con le indagini. Pochi giorni prima della strage di via D’Amelio, la Procura chiede l’archiviazione di parte dell’inchiesta senza informare Borsellino. Roberto Scarpinato, oggi senatore del M5S, era uno dei magistrati titolari di quel fascicolo. Dopo le stragi, l’indagine si ferma.

 

Intercettazioni: il ruolo di Scarpinato

Le recenti intercettazioni sul filone mafia-appalti chiamano in causa direttamente Scarpinato, oggi membro della Commissione parlamentare antimafia, che indaga proprio su quei fatti. Queste intercettazioni rivelano un coordinamento tra Scarpinato e l’ex magistrato Gioacchino Natoli, indagato per favoreggiamento alla mafia, prima delle audizioni in Commissione.

L’accusa ipotizza che Natoli abbia contribuito a occultare indagini sulle infiltrazioni mafiose negli appalti. In base alle intercettazioni, le conversazioni tra Natoli e Scarpinato avrebbero l’obiettivo di allineare le versioni dei fatti sulla gestione del dossier mafia-appalti del 1992.

 

Insulti a Borsellino e strategia sugli appalti

Nelle stesse intercettazioni emergono insulti gravi contro la famiglia Borsellino. Natoli attacca la vedova e i figli del giudice ucciso dalla mafia. Le conversazioni mostrano anche una strategia difensiva sul tema mafia e appalti. I parlamentari di Fratelli d’Italia ritengono che un indagato (Natoli) non possa esprimersi con frasi del tipo “alzami la palla”, mentre parla con un membro della Commissione parlamentare antimafia (Scarpinato), senza sollevare dubbi sulla necessaria trasparenza dei suoi membri. Chi è coinvolto in prima persona nei fatti non può guidare l’indagine. Il conflitto di interessi è chiaro.



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