Data: 10/02/26

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Cinema italiano, fine degli sprechi: controlli più severi per il finanziamento

La riforma del cinema, voluta dai parlamentari di Fratelli d’Italia e dal Governo Meloni, cambia il meccanismo del finanziamento. Chi presenta documenti falsi o informazioni incomplete, verrà escluso per cinque anni da qualsiasi incentivo pubblico.

Per troppi anni, nel cinema italiano, il tax credit ha funzionato quasi come se avesse il “pilota automatico”. Il Governo Meloni e gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia, basandosi su dati oggettivi, hanno scoperto sprechi enormi dovuti a finanziamenti che non si basavano su veri controlli su qualità, uscita in sala o incassi. Per ottenere lo sconto sulle tasse, fino al 40% delle spese, i produttori dovevano solo presentare un progetto.

 

Troppi film con il finanziamento, pochi spettatori per il cinema italiano

Dal 2019 al 2023 quasi 1.200 film hanno chiesto il finanziamento, ma oltre il 40% non è mai arrivato al cinema. Il finanziamento italiano produce più opere di Francia, Germania e Regno Unito: dal 2017 al 2025 lo Stato ha speso 7,26 miliardi di euro, mentre gli incassi totali dei film al cinema sono stati appena 560 milioni.

Significa che ogni 10 euro spesi dallo Stato, al botteghino torna meno di 1 euro.

 

Sprechi evidenti: tre casi che parlano da soli

Facciamo 3 esempi che mostrano che il problema non riguarda un titolo isolato, ma un sistema che, per anni, ha previsto un finanziamento senza reali controlli sui film usciti al cinema:

 

  • “The Palace”, regia di Roman Polanski – Contributo pubblico, 6 milioni di euro. Incasso: 398.000 euro. Il film ha recuperato solo il 6% del contributo.
  • “Race for Glory – Audi vs Lancia”, regia di Stefano Mordini – Contributo pubblico, 18,8 milioni di euro; incasso, 398.000 euro (percentuale di rientro: poco più del 2%).
  • “Te l’avevo detto”, regia di Ginevra Elkann – Contributo pubblico, 1,6 milioni di euro: incasso: 124.000 euro (rientro, meno dell’8%).

 

Le nuove regole del tax credit

La riforma del cinema, voluta dai parlamentari di Fratelli d’Italia e dal Governo Meloni, cambia il meccanismo del finanziamento. Per ottenere il tax credit serve una copertura privata di almeno il 40% del costo del film. Il produttore deve presentare un accordo già firmato con un distributore o una piattaforma. Questo evita di sprecare i soldi pubblici e spinge il settore a presentare film con un vero percorso verso il pubblico.

 

Controlli: trasparenza su spettatori e risultati

La revisione del cinema introduce controlli severi: piattaforme e distributori devono fornire i dati reali di spettatori e visualizzazioni. Lo Stato può finalmente capire quali opere funzionano davvero e premiare chi genera un vero impatto culturale ed economico.

Se non funzionano, i film perderanno il finanziamento.

Chi presenta documenti falsi o informazioni incomplete, verrà escluso per cinque anni da qualsiasi incentivo pubblico. Le opere nate solo per incassare contributi prudono sprechi e fanno male al cinema.

TUTTI GLI SPRECHI ELIMINATI GRAZIE ALL’IMPEGNO PARLAMENTARE DI FDI: STOP AGLI SPRECHI

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Spesso a beneficiare della misura sono stati approfittatori, evasori e addirittura criminali, scoperti come percettori di Rdc. Nel corso degli anni abbiamo assistito a innumerevoli inchieste e fatti di cronaca che hanno fatto emergere un numero impressionante di “furbetti” del reddito di cittadinanza, mafiosi che lo hanno percepito e una moltitudine di truffe da milioni di euro.

Rischi per l’economia, frodi continue, prezzi dei materiali alle stelle e diseguaglianze sociali: tutto questo ha indotto i parlamentari di Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni a interrompere una misura nata con intenti condivisibili ma scritta nel peggior modo possibile. Con lo Stop al Superbonus 110% si è impedito che i danni di chi ha scritto la misura diventassero irreparabili.

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