Dopo la Legge 206/2023 (Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del Made in Italy), i gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni hanno confermato il proprio impegno verso il Made in Italy. “Senza l’artigianato e le piccole e medie imprese semplicemente non esisterebbe il Made in Italy”.
Le parole del Presidente del Consiglio all’Assemblea Nazionale della CNA (Confederazione dell’Artigianato) si sono tradotte in azioni concrete. La visione del Governo appare chiara: difendere il Made in Italy significa proteggere le radici produttive locali, i saperi artigianali, la capacità manifatturiera diffusa nei territori.
Più risorse per il Made in Italy
La Legge quadro 206/2023 ha istituito il “Fondo Nazionale del Made in Italy”, un fondo sovrano strategico con una dotazione iniziale di 1 miliardo di euro (700 milioni di euro per il 2023 e 300 milioni per il 2024). Questo fondo è destinato a sostenere la crescita e il rilancio delle filiere strategiche nazionali.
Si tratta del chiaro segnale di una strategia organica per la tutela, la promozione e la valorizzazione del Made in Italy. Mentre governi passati hanno varato fondi frammentati di sostegno alle imprese con finalità più generiche, l’attuale “Fondo Nazionale del Made in Italy” rappresenta una novità per la sua specifica missione e per la visione politica che lo sottende.
Con la dotazione di queste risorse, è stata garantita la possibilità di finanziare più iniziative e sostenere settori come la moda, l’agroalimentare, il design, il turismo produttivo e la formazione specialistica.
Una strategia coerente: dal Made in Italy al rilancio del Mezzogiorno
La coerenza tra la Legge 206/2023 e la manovra 213/2023 si ritrova anche nelle misure adottate per il Sud. Gli interventi si muovono nella stessa direzione. Si sostiene il sapere produttivo italiano, si riducono i divari territoriali e si investe nelle competenze come leva di sviluppo. I fondi per il Made in Italy vengono estesi e applicati su scala territoriale grazie ai provvedimenti contenuti nei decreti per la coesione (D.L. 124/2023 e D.L. 60/2024).
Tra le azioni principali:
- 1,2 miliardi di euro per il recupero di aree industriali e investimenti in energie rinnovabili;
- 150 milioni per rafforzare l’istruzione tecnica e professionale nel Sud nell’ambito del Piano Nazionale “Scuola e competenze”, con l’obiettivo di colmare i divari formativi, migliorare l’offerta e le infrastrutture scolastiche, soprattutto nelle regioni meno sviluppate ;
- bonus contributivi per giovani e donne, con oltre 2 miliardi di euro stanziati fino al 2027;
- rafforzamento della misura “Resto al Sud” per incentivare l’autoimprenditorialità.
Come arrivano i fondi sul territorio
Vita alla mano, un consorzio toscano di imprese tessili potrà chiedere un contributo per la digitalizzazione dei processi produttivi. Un laboratorio agroalimentare pugliese potrà accedere a fondi per promuovere i propri prodotti all’estero. E ancora, un’associazione culturale che organizza percorsi turistici nelle botteghe artigiane potrà ricevere sostegno per valorizzare il legame tra territorio e produzione.
La manovra 2024 non è un intervento isolato, ma il proseguimento di un disegno politico che punta a costruire un modello di sviluppo fondato sull’identità produttiva. Con più fondi e strumenti concreti, il Made in Italy viene tutelato non solo come marchio, ma come cultura economica radicata nel lavoro quotidiano di migliaia di imprese. Un segnale forte che mette al centro chi produce valore vero, in Italia. Come ha detto la Presidente Meloni: “Dimostreremo a chi pensava che questi territori fossero spacciati e da mantenere solo con l’assistenzialismo, che si sbagliava di grosso.”