Data: 20/03/26

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Tutte le volte che la sinistra ha proposto la Riforma della Giustizia

Volete ridere? Sapete quante volte la sinistra negli ultimi decenni ha proposto la riforma della Giustizia che adesso contestano solo perché proposta da altri? Ve lo diciamo noi. Da non credere.

Volete ridere? Sapete quante volte la sinistra negli ultimi decenni ha proposto la riforma della Giustizia che adesso contestano solo perché proposta da altri? Ve lo diciamo noi. Da non credere.

 

1. Commissione Bicamerale D’Alema, 1997

La Commissione Bicamerale per le riforme costituzionali, presieduta da Massimo D’Alema, propone la separazione costituzionale delle carriere tra giudice e pubblico ministero. Si, proprio D’Alema, primo e unico con un passato nel Partito Comunista italiano ad essere stato Presidente del Consiglio (tra il 1998 e il 2000).

2. ⁠Programma dell’Ulivo, 2001

Vi ricordate l’Ulivo di Romano Prodi? Questa coalizione di centro-sinistra, nel suo programma elettorale del 2001, ha proposto la riforma della giustizia con percorsi di carriera distinti tra giudici e PM.

 

3. Governo Prodi II, 2007

Nel 2007 la sinistra continua a proporre la battaglia della separazione delle carriere. Durante il governo guidato da Romano Prodi, il Ministro della Giustizia Clemente Mastella presenta un DDL costituzionale per la separazione delle carriere.

 

4. Congresso del PD, 2019

Cambiano le etichette a sinistra, ma non la sostanza: dopo gli ex Pc approdati nei Ds, la coalizione dell’Ulivo, anche il Partito Democratico porta avanti questa battaglia che ormai potremmo definire “storica”.  Al Congresso del PD, le mozioni Martina e Serracchiani prevedono: “Separazione delle carriere ineludibile per garantire giudice terzo e imparziale“.

 

5. Ancora il PD di Letta, 2022

Non solo la separazione delle carriere. Nel Pd tengono molto anche ad Alta Corte. Quella che oggi si propone nella riforma della giustizia, la proponeva il Partito Democratico nel programma presentato per le elezioni politiche del 2022. Ecco la loro proposta: “istituire con legge di revisione costituzionale un’Alta Corte competente a giudicare le impugnazioni sugli addebiti disciplinari dei magistrati e sulle nomine contestate”. Quello che proponiamo noi oggi.

 

Oggi si sono rimangiati la parola, ma non tutti!

La sinistra in Italia, che da sempre ha sostenuto i temi portanti di questa Riforma della Giustizia, si è rimangiata la parola. Ma non tutti. C’è chi è stato coerente e riconosce che questa è una riforma giusta, a prescindere dall’appartenenza politica.

Vedi anche: IN GRAN PARTE D’EUROPA LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE Già ESISTE!

 

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A sinistra c’è chi ha avuto il coraggio di parlare apertamente, senza temere antipatie tra i magistrati (ma anche tra loro molti sono per il Si), chi si è rimangiato la parola e mente sapendo di mentire. C’è poi chi non parla – e chi frequenta il parlamento sa che sono tanti – perché non ha il coraggio di dire di essere d’accordo con questa riforma.

Francesca Scopellitti, moglie di Enzo Tortora, affronta il tema del Referendum. Lo fa testimoniando la condanna ingiusta del marito, con testimonianze costruite ad hoc. Gli avversari del Sì, oggi, sono proprio quei giudici non giusti, che vogliono mantenere  il potere di condannare senza prove. La Riforma vuole giudici giusti, a garanzia del diritto di difesa dei cittadini.

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