Il Sì al Referendum sulla Magistratura, che chiama il voto dei cittadini in data 22-23 marzo, non minaccia l’autonomia della magistratura tutelata dalla Costituzione. Andrea Frosali, vicepresidente della Camera Penale di Arezzo spiega l’importanza di questa Riforma.
Si al Referendum: è un completamento della Costituzione
“Noi lo riteniamo un completamento del percorso iniziato con il codice Vassalli, che ha istituito il codice accusatorio al posto di quello fascista e continuato con la Riforma bipartisan Salvi-Pera dell’articolo 111 della Costituzione che introduce il giudice terzo e imparziale. Manca questo tassello, che è la sistemazione dell’architettura ordinamentale per separare effettivamente giudice e pubblico ministero. Tre parti: giudice che giudica, pubblico ministero che ricerca le prove e indaga e avvocato difensore che difende l’imputato”.
Cosa significa?
L’avvocato Andrea Frosali sta parlando di come è cambiata nel tempo la giustizia penale in Italia, cioè il modo in cui si fanno i processi quando qualcuno è accusato di un reato. Molti anni fa, nel 1988, quando era Ministro della Giustizia Giuliano Vassalli, fu fatto un grande cambiamento: venne introdotto un nuovo codice di procedura penale, cioè le regole dei processi.
Il vecchio e il nuovo sistema
Prima il sistema era molto simile a quello del periodo fascista: il giudice aveva un ruolo molto forte nelle indagini e nel processo. Con il nuovo codice si passò invece al cosiddetto sistema accusatorio, che è quello usato in molti paesi democratici. In questo sistema ci sono due parti che si confrontano davanti a un giudice: da una parte il pubblico ministero, cioè il magistrato che accusa; dall’altra l’imputato con il suo avvocato che si difende.
La modifica della Costituzione voluta da tutti i partiti
Negli anni Novanta, ci fu un’altra modifica importante alla Costituzione, sostenuta sia dalla destra sia dalla sinistra. Tra i promotori ci furono Cesare Salvi e Marcello Pera. Con quella riforma si scrisse chiaramente nella Costituzione che il processo deve svolgersi davanti a un giudice terzo e imparziale. In parole semplici: il giudice non deve stare dalla parte dell’accusa né della difesa.
Il Referendum sulla magistratura completa il percorso intrapreso in passato
Secondo l’avvocato Andrea Frosali, però, manca ancora un pezzo per rendere questo principio davvero completo. Oggi, infatti, giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine, cioè sono tutti magistrati e fanno parte della stessa carriera. Possono perfino passare, durante la loro vita professionale, dal fare il giudice al fare il pubblico ministero e viceversa.
Separare le carriere
Questo crea una specie di “vicinanza” tra chi accusa e chi deve giudicare. Per questo il Referendum sulla magistratura propone di separare le carriere: una carriera per chi fa il giudice e una completamente diversa per chi fa il pubblico ministero. Quando l’avvocato parla di “completare l’architettura”, vuole dire proprio questo.
Giudice più neutrale
In sostanza sta dicendo: abbiamo già cambiato le regole del processo e scritto nella Costituzione che il giudice deve essere neutrale. Ora bisogna cambiare anche l’organizzazione della magistratura per rendere quella neutralità più reale.
La domanda di molti è questa: votando Sì al Referendum sulla magistratura, si rischia un maggior controllo della politica?
Secondo l’avvocato Andrea Frosali assolutamente no! “L’articolo 104 della Costituzione non viene toccato nella prima parte, che dice che la magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Questa prima parte rimane. L’articolo 104 viene modificato nel suo secondo comma, dove si inserisce appunto questo sdoppiamento tra chi giudica e chi accusa. Certo, poi, se si fanno processi alle intenzioni, o se si immagina un futuro del tutto immaginario, allora chiaramente diventa difficile anche controargomentare, ma le cose stanno così come è scritto nel progetto di Riforma”.
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