Data: 20/03/26

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Sì al Referendum per evitare altri Enzo Tortora

Francesca Scopellitti, moglie di Enzo Tortora, affronta il tema del Referendum. Lo fa testimoniando la condanna ingiusta del marito, con testimonianze costruite ad hoc. Gli avversari del Sì, oggi, sono proprio quei giudici non giusti, che vogliono mantenere  il potere di condannare senza prove. La Riforma vuole giudici giusti, a garanzia del diritto di difesa dei cittadini.

La Riforma della Magistratura darà più garanzie per il diritto alla difesa. A dimostrarlo è un caso di malagiustizia, tra i più noti ed efferati: il caso Enzo Tortora. Ne ha parlato Francesca Scopellitti, sua moglie, con la precisa volontà di spiegare non solo le ragioni del Sì al Referendum, ma anche la natura del No.

 

Il potere ingiusto delle correnti

“Noi abbiamo come avversari quei giudici di potere”. E ancora, “Ciò che a loro è indispensabile è costruirmi delinquente in ogni modo”. Sono due estratti delle tante lettere che Enzo Tortora scriveva a sua moglie, durante la sua detenzione. Francesca Scopellitti affronta il tema del Referendum partendo da qui.

Enzo distingueva giudici di giustizia e giudici di potere. E noi oggi abbiamo come avversari proprio quei giudici di potere che non rinunciano a perdere il Referendum, proprio per non perdere potere. Enzo, oggi, avrebbe detto che non può essere imparziale il giudice che indossa la stessa toga dell’accusa, evedrebbe nella separazione delle carriere una Riforma giusta per rendere il sistema più giusto per i cittadini”.

 

L’esempio emblematico di Enzo Tortora 

“La vicenda giudiziaria di Enzo Tortora è proprio l’esempio pratico di come  la convivenza tra i magistrati requirenti e i giudici sia la base dell’errore giudiziario. Enzo fu arrestato senza una prova e fu rinchiuso nel carcere di Regina Coeli con il benestare del giudice istruttore, primo giudice compiacente alla linea accusatoria, senza una prova. Più tardi fu condannato a 10 anni dal giudice di primo grado, sempre senza una prova, ma  solo sulla base di dichiarazioni falsissime, di pentiti che erano stati istruiti ad hoc. Un giudice imparziale non avrebbe autorizzato quell’arresto e non avrebbe firmato una condanna senza prove”.

 

Il giudice giusto: votiamo Si!

In appello, per Enzo Tortora, cambia tutto. “Il giudice Michele Morello, ribaltò tutto e provò la sua innocenza perché questi pentiti, più che concordanti, erano concordati, visto che vivevano tutti insieme in celle aperte e, quindi, si mettevano d’accordo per dire le stesse cose. Morello scoprì anche che un pentito che aveva detto di aver dato chili di droga a Enzo Tortora in un determinato periodo, in realtà, proprio in quel dato periodo, era rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Ascoli Piceno. Ebbene, due giudici, gli stessi, elementi, due sentenze opposte. Uno è il giudice dell’unicità delle carriere, compromesso con la Procura; l’altro è un giudice davvero terzo e imparziale”.

Vedi anche: “33 anni in carcere da innocente

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A sinistra c’è chi ha avuto il coraggio di parlare apertamente, senza temere antipatie tra i magistrati (ma anche tra loro molti sono per il Si), chi si è rimangiato la parola e mente sapendo di mentire. C’è poi chi non parla – e chi frequenta il parlamento sa che sono tanti – perché non ha il coraggio di dire di essere d’accordo con questa riforma.

Volete ridere? Sapete quante volte la sinistra negli ultimi decenni ha proposto la riforma della Giustizia che adesso contestano solo perché proposta da altri? Ve lo diciamo noi. Da non credere.

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