Ci sono dei Si a questo Referendum che probabilmente pesano più di altri. Come quello di Beniamino Zuncheddu, pastore sardo di Burcei, che ha vissuto 33 anni di ingiusta detenzione. Trentatré. Più di tre decenni in carcere da innocente.
La storia di Beniamino Zuncheddu
E’ il 28 febbraio 1991. Il pastore Beniamino Zuncheddu alla tv guarda il Festival di Sanremo quando gli agenti bussano alla sua porta e lo invitano a seguirli in caserma. E’ l’inizio di un calvario. Zuncheddu verrà condannato all’ergastolo per la “strage di Sinnai” del 1991, con l’accusa di aver ucciso tre uomini e tentato di ammazzarne un quarto. Ma con quella strage Beniamino non c’entra nulla.
Il 26 gennaio 2024, la Corte d’Appello di Roma lo assolve per non aver commesso il fatto, riconoscendo un clamoroso errore giudiziario dopo 33 anni di carcere. Zancheddu ha trascorso una vita in carcere da innocente.
“Hanno rovinato tutto”
“Trentatré anni in prigione da innocente. E’ un po’ difficile spiegare. Ti trovi in un mondo che non ti appartiene”, dice emozionato Beniamino Zuncheddu in una intervista all’Unione Sarda. “Mai scuse. Non si è presentato mai nessuno. Da nessuna parte.” “Hanno rovinato tutto. Vita, salute, tutto. Non solo mia, ma anche quella dei miei familiari.”
“Voterò Si al Referendum”
Beniamino sul Referendum non ha dubbi: “voterò Si al Referendum perché è la proposta giusta. Perché il magistrato deve fare il magistrato e il giudice il giudice. E spero che votino tutti si. Perché chi non ci è passato in mezzo non sa cosa vuol dire.”
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