Data: 12/03/26

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Beniamino Zuncheddu, 33 anni in carcere da innocente: “voterò Si”

Ci sono dei Si a questo Referendum che probabilmente pesano più di altri. Come quello di Beniamino Zuncheddu, pastore sardo di Burcei, che ha vissuto 33 anni di ingiusta detenzione. Trentatré. Più di tre decenni in carcere da innocente.

Ci sono dei Si a questo Referendum che probabilmente pesano più di altri. Come quello di Beniamino Zuncheddu, pastore sardo di Burcei, che ha vissuto 33 anni di ingiusta detenzione. Trentatré. Più di tre decenni in carcere da innocente.

 

La storia di Beniamino Zuncheddu

E’ il 28 febbraio 1991. Il pastore Beniamino Zuncheddu alla tv guarda il Festival di Sanremo quando gli agenti bussano alla sua porta e lo invitano a seguirli in caserma. E’ l’inizio di un calvario. Zuncheddu verrà condannato all’ergastolo per la “strage di Sinnai” del 1991, con l’accusa di aver ucciso tre uomini e tentato di ammazzarne un quarto. Ma con quella strage Beniamino non c’entra nulla.

Il 26 gennaio 2024, la Corte d’Appello di Roma lo assolve per non aver commesso il fatto, riconoscendo  un clamoroso errore giudiziario dopo 33 anni di carcere. Zancheddu ha trascorso una vita in carcere da innocente.

 

“Hanno rovinato tutto”

“Trentatré anni in prigione da innocente. E’ un po’ difficile spiegare. Ti trovi in un mondo che non ti appartiene”, dice emozionato Beniamino Zuncheddu in una intervista all’Unione Sarda. “Mai scuse. Non si è presentato mai nessuno. Da nessuna parte.” “Hanno rovinato tutto. Vita, salute, tutto. Non solo mia, ma anche quella dei miei familiari.”

 

“Voterò Si al Referendum”

Beniamino sul Referendum non ha dubbi: “voterò Si al Referendum perché è la proposta giusta. Perché il magistrato deve fare il magistrato e il giudice il giudice. E spero che votino tutti si. Perché chi non ci è passato in mezzo non sa cosa vuol dire.”

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A sinistra c’è chi ha avuto il coraggio di parlare apertamente, senza temere antipatie tra i magistrati (ma anche tra loro molti sono per il Si), chi si è rimangiato la parola e mente sapendo di mentire. C’è poi chi non parla – e chi frequenta il parlamento sa che sono tanti – perché non ha il coraggio di dire di essere d’accordo con questa riforma.

Francesca Scopellitti, moglie di Enzo Tortora, affronta il tema del Referendum. Lo fa testimoniando la condanna ingiusta del marito, con testimonianze costruite ad hoc. Gli avversari del Sì, oggi, sono proprio quei giudici non giusti, che vogliono mantenere  il potere di condannare senza prove. La Riforma vuole giudici giusti, a garanzia del diritto di difesa dei cittadini.

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