Data: 06/02/26

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Referendum, cosa cambia con la riforma della giustizia

Cosa cambia con la riforma della giustizia? Perché separare chi accusa da chi giudica? La risposta a queste due domande chiarirà che la riforma proposta dai parlamentari di Fratelli d’Italia riguarda tutti. L’obiettivo è semplice: rendere il funzionamento della giustizia più chiaro, più comprensibile e più credibile agli occhi delle persone.

Cosa cambia con la riforma della giustizia? Perché separare chi accusa da chi giudica? La risposta a queste due domande chiarirà che la riforma proposta dai parlamentari di Fratelli d’Italia riguarda tutti. L’obiettivo è semplice: rendere il funzionamento della giustizia più chiaro, più comprensibile e più credibile agli occhi delle persone.

Ruoli diversi dentro il processo

Nel processo penale esistono ruoli diversi. Il pubblico ministero è colui che accusa e rappresenta lo Stato. L’avvocato difende la persona imputata. Il giudice ascolta entrambe le parti e prende una decisione. Accusa e difesa sono su due fronti opposti, mentre il giudice deve stare in mezzo, senza schierarsi. Questo equilibrio è alla base del cosiddetto “giusto processo”, previsto dalla Costituzione.

 

Il sistema attuale e i suoi limiti

Oggi, giudici e pubblici ministeri appartengono alla stessa carriera. Hanno una formazione comune e fanno parte dello stesso ordine. Ebbene, secondo i gruppi parlamentari FdI di Camera e Senato, questo sistema rende meno chiara la distinzione dei ruoli e può indebolire, soprattutto agli occhi dei cittadini, la percezione di un giudice completamente imparziale.

 

La posizione di Fratelli d’Italia: cosa cambia con la riforma della giustizia

Fratelli d’Italia sostiene che chi accusa e chi giudica debbano essere figure nettamente separate anche nel percorso professionale. Da qui nasce il disegno di legge costituzionale che propone due carriere distinte. Secondo questa visione, la separazione non è una sfiducia verso la magistratura, ma uno strumento per rafforzarne la credibilità.

 

Cosa prevede la separazione delle carriere

La riforma prevede che chi sceglie di diventare giudice segua solo quella funzione per tutta la carriera, e lo stesso vale per chi sceglie di fare il pubblico ministero. Le due figure restano entrambe magistrati, autonome e indipendenti, ma con ruoli e percorsi distinti. L’obiettivo è rendere più evidente la neutralità del giudice rispetto all’accusa.

 

Due Consigli Superiori della Magistratura: zero condizionamenti

Oggi esiste un solo Consiglio Superiore della Magistratura, chiamato CSM, che decide su nomine, trasferimenti, valutazioni e disciplina sia dei giudici sia dei pubblici ministeri. Con la riforma, invece, i Consigli diventano due.

Ci sarà un Consiglio Superiore della Magistratura per i giudici e un Consiglio Superiore della Magistratura per i pubblici ministeri. Secondo i parlamentari di Fratelli d’Italia, questo cambiamento rende il sistema più coerente con la separazione dei ruoli nel processo.

Chi accusa non partecipa alle decisioni su chi giudica e, viceversa, chi giudica non partecipa alle decisioni su chi accusa. In questo modo si rafforza l’autonomia reciproca e si riduce il rischio di condizionamenti interni. I due Consigli resteranno entrambi autonomi e indipendenti dagli altri poteri dello Stato e continueranno a essere presieduti dal Presidente della Repubblica, come avviene oggi. Leggi qui perché è importante lo STOP ALLE CORRENTI NELLA MAGISTRATURA.

 

Il principio del giudice terzo

Questa riforma non va contro la Costituzione. Al contrario, la ribadisce. La Costituzione, infatti, stabilisce che il giudice deve essere terzo e imparziale. Per Fratelli d’Italia questo principio va rafforzato anche sul piano organizzativo. Separare le carriere serve a evitare ogni possibile sovrapposizione tra chi accusa e chi giudica e a rendere il processo più equilibrato, soprattutto dal punto di vista del cittadino che lo vive.

 

L’indipendenza del pubblico ministero

Uno dei timori più diffusi è che il pubblico ministero possa perdere indipendenza. La riforma, però, non prevede che il pubblico ministero dipenda dal Governo o dalla politica. Resta un magistrato autonomo, soggetto solo alla legge. Cambia la carriera, non l’indipendenza. Questo punto viene ribadito più volte dai parlamentari di Fratelli d’Italia, promotori della riforma. Manca solo questo tassello affinché nel processo accusatorio italiano accusa e difesa siano realmente sullo stesso piano.

 

Una decisione affidata ai cittadini

Poiché la riforma modifica la Costituzione, la parola finale spetta ai cittadini attraverso il referendum confermativo. Il voto non serve a sostenere o contrastare una parte politica, ma a esprimersi su un principio fondamentale: se chi giudica debba essere separato, anche nella carriera, da chi accusa. È una scelta che riguarda il modo in cui la giustizia viene amministrata. Adesso spetta agli italiani decidere se vogliono più chiarezza e più garanzia nella giustizia.

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Francesca Scopellitti, moglie di Enzo Tortora, affronta il tema del Referendum. Lo fa testimoniando la condanna ingiusta del marito, con testimonianze costruite ad hoc. Gli avversari del Sì, oggi, sono proprio quei giudici non giusti, che vogliono mantenere  il potere di condannare senza prove. La Riforma vuole giudici giusti, a garanzia del diritto di difesa dei cittadini.

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