Data: 27/01/26

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Il femminicidio diventa reato autonomo: ecco cosa cambia

Nel quadro delle misure dedicate alle donne, il lavoro parlamentare di Fratelli d’Italia ha chiuso il cerchio con la Legge 2 dicembre 2025 n. 181, che introduce nel codice penale il reato di femminicidio. Il nuovo articolo inserito nel c.p. è il 577-bis. Un nome chiaro che prevede la pena più alta.

Nel quadro delle misure dedicate alle donne, il lavoro parlamentare di Fratelli d’Italia ha chiuso il cerchio con la Legge 2 dicembre 2025 n. 181, che introduce nel codice penale il reato di femminicidio. Il nuovo articolo inserito nel c.p. è il 577-bis. Un nome chiaro che prevede la pena più alta.

 

Un riconoscimento ufficiale e penale: il femminicidio è reato

Accanto al potenziamento del Codice Rosso, all’aumento delle risorse per il Piano antiviolenza e al rafforzamento del reddito di libertà, questa legge rappresenta uno degli interventi più rilevanti contro la violenza di genere. Non è più un termine sociale o giornalistico. Il femminicidio, riconosciuto come categoria penale autonoma, è ora un elemento cardine della strategia a tutela delle donne che prevede la pena massima prevista dal nostro ordinamento, l’ergastolo.

 

Cosa cambia rispetto a prima

Prima dell’introduzione del nuovo articolo 577-bis, l’uccisione di una donna veniva punita come omicidio semplice o, in alcuni casi, come omicidio aggravato. Non esisteva una categoria autonoma che riconoscesse l’omicidio motivato da odio di genere, possesso, controllo o rifiuto affettivo. La legge 181/2025 cambia questo quadro, trattando questi casi non più come un “semplice” omicidio, ma come un reato distinto. Significa riconoscere che la violenza contro le donne ha radici particolari e richiede una risposta penale più forte e più chiara.

 

L’articolo 577-bis del codice penale

Il nuovo articolo 577-bis c.p., “Femminicidio”, dispone: “Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali è punito con la pena dell’ergastolo”. Non è più un omicidio “generico”: è un reato autonomo, con una sua definizione precisa. Non si tratta di un omicidio comune.

 

Quando un omicidio diventa femminicidio

Secondo il testo della legge, si profila il femminicidio quando la morte di una donna avviene per odio, discriminazione, prevaricazione, o come gesto di controllo, possesso, dominio su di lei in quanto donna. La legge, frutto del lavoro congiunto dei gruppi FdI di Camera e Senato, considera femminicidio anche l’uccisione legata a un rifiuto affettivo. Ovvero, quando la donna rifiuta di iniziare o continuare una relazione e per questo viene uccisa. Rientra nel reato anche il caso in cui l’omicidio sia un modo per limitare la libertà personale della donna.

 

Cosa rischia chi commette femminicidio

La pena prevista è la più alta possibile nel nostro ordinamento: l’ergastolo. I parlamentari di Fratelli d’Italia hanno voluto dare un messaggio chiaro e  stabilire che questi reati sono tra i più gravi e intollerabili. Adesso, la risposta dello Stato alla violenza contro le donne si basa su un sistema più incisivo, strutturato e riconoscibile. Si pone fine agli interventi emergenziali. A partire da oggi, la tutela delle donne è una priorità strutturale.



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